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Scorci densi di storia e di poesia a Rocca Imperiale, perla dello Ionio

A metà strada fra la Puglia e la Sicilia, un borgo rinomato per i suoi panorami naturalistici. Calanchi argillosi, selvaggia macchia mediterranea e mare in lontananza rendono unico il belvedere di Rocca Imperiale, comune del cosentino raggiunto da numerosi turisti per eventi legati alle fede, alle sagre enogastronomiche e alla cultura.

Il belvedere visto dal tetto di una tipica casa di Rocca Imperiale

Per arrivare si percorre la strada statale 106 che collega Taranto a Reggio Calabria, si superano le località di Policoro e Rotondella e si procede per Rocca Imperiale. La strada che conduce verso il borgo cosentino attraversa un paesaggio ricco di vegetazione mediterranea.

Tra le meraviglie di questo scenario non passano inosservati i limoneti. Giardini di alberi di limone che dominano il territorio ai piedi di Rocca Imperiale, che appare come gioiello tra gli agrumi gialli.

Un borgo che sa farsi riconoscere, per la sua bellezza

E’ impossibile non notare in lontananza la tipica conformazione a terrazze di Rocca Imperiale. Un mosaico di abitazioni bianche si estende in discesa partendo da un’imponente struttura fortificata.

Il paese si mostra ai viaggiatori con la sua tipica bellezza di gioiello fortificato

Proprio grazie al suo castello, il borgo mantiene inalterato il suo aspetto fortificato, voluto in origine da Federico II di Svevia. L’imperatore, che vide nel territorio un potenziale avamposto di difesa contro le incursioni dei saraceni, volle dotare questa porzione di Calabria di una efficiente costruzione per la vedetta e il contrattacco militare. Attorno a questo presidio di difesa ebbe inizio la costruzione del villaggio, oggi noto come uno dei ‘Borghi più belli d’ Italia’.

Atmosfera medievale e suggestiva poesia nel cuore di Rocca Imperiale

Rocca Imperiale rispecchia la tipica definizione di borgo medievale, nato in funzione della realizzazione del castello Svevo Aragonese, imponente e gloriosa struttura difensiva. La fortezza – ancora oggi apprezzabile in tutta la sua magnificenza – è posta nel punto più alto del paese e si raggiunge attraversando una serie di scorci suggestivi. Percorrerli equivale a un’esperienza ad alto tasso di fascino, storia e poesia.

Camminando per i numerosi vicoli del paese, infatti, è possibile imbattersi in piccole opere d’arte in ceramica dove sono impresse alcune poesie vincitrici del prestigioso concorso letterario ‘Il Federiciano’. Il centro storico di Rocca Imperiale offre una fitta rete di percorsi in salita e in discesa fiancheggiati da un alternarsi di case in pietra ed altre ristrutturate. Nel suo complesso, il paese si offre ai visitatori con tutto il suo fascino di borgo rustico.

Gli scorci di Rocca Imperiale, un patrimonio che conserva tutta la sua magia medievale

Se oggi abbiamo la fortuna di percorrere le sue strade e vivere la magia di un posto che ha mantenuto la sua atmosfera medievale, lo dobbiamo ai primi abitatori del borgo. Si dice che Rocca Imperiale sia nata grazie alla forza lavoro che ha costruito il castello svevo aragonese.

I pionieri di Rocca Imperiale sarebbero proprio i muratori che costruirono il castello, i quali diedero vita al villaggio per stabilirsi nelle vicinanze del proprio posto di lavoro. Per via di questa leggenda, il borgo è nato come una borgata di operai, oggi nobilitato dalla cultura della poesia e dalla eccellente coltivazione dei limoni.

Paesaggi, chiese di pregio artistico e suggestioni di vita contadina

Fra i tanti pregi di Rocca Imperiale, di richiamo ai turismo dei veri estimatori dei borghi, un paesaggio circostante che varia dalle strutture in argilla tipiche dei calanchi alla fitta macchia mediterranea che ricopre tutto il territorio prossimo alla costa.

Il clima mite e favorevole è ben distribuito per buona parte dell’anno. Scegliendo una giornata soleggiata si ha la possibilità di apprezzare il borgo in tutta la bellezza della sua atmosfera mediterranea: l’intenso color pietra delle vecchie abitazioni, il verde e il giallo delle piante di limoni che incorniciano alcuni angoli sono aspetti che rendono indimenticabile questa località calabrese.

Protagonisti dello scatto i tipici tetti a spiovente di Rocca Imperiale e la facciata della chiesa madre

Un vero capolavoro artistico è rappresentato dalla Chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta, nota anche come chiesa madre. Tra i luoghi di culto presenti a Rocca Imperiale, questa chiesa è la più antica e notevole per il suo aspetto sontuoso ed imponente. All’ esterno appare grandiosa con il suo rosone, la sua struttura massiccia e un campanile con due bifore per lato. A destra della facciata, una torre dell’orologio scandisce le ore rompendo la sensazione di essere fuori dal tempo, in un luogo che appare immune dal decadimento.

All’interno lo sguardo dei fedeli si proietta verso l’altare, la cui preziosità è espressione della profonda adorazione della Madonna da parte della comunità ecclesiastica rocchese. Vi predominano velluti rossi, grandi candelabri e un portale dorato contenente degli affreschi con scene bibliche. Risalta agli occhi il contrasto cromatico fra il bianco e celeste, richiamando i colori del cielo e dunque il significato di elevazione spirituale verso Dio. Ai lati di questo luogo di preghiera, si aprono altari di pregio per la fattura in marmo, per le raffinate cesellature e per gli affreschi e le statue di grande effetto e profondità spirituale.

Il senso di pace che non conosce eguali, nella chiesa madre di Rocca Imperiale

Tra le attrazioni che fanno di Rocca Imperiale un luogo raggiunto da numerosi turisti, il museo delle cere, noto per ospitare una collezione di personaggi illustri della politica e dello spettacolo riprodotti magistralmente da esperti artigiani nel rispetto delle loro fattezze fisiche.

Per i siti culturali e artistici che offre e per il labirinto di scorci densi di storia medievale, il borgo di Rocca Imperiale lascia il segno nei ricordi dei suoi visitatori. L’odore della legna bruciata, fonte di riscaldamento per gli abitanti, il sapore delle pietanze tipiche che si propaga per le vie del paese e le tranquille conversazioni dei locali aggiungono un tocco di vissuto a questo borgo che, per la sua compostezza e ordine, appare grazioso come una bomboniera.

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‘Borghi e dintorni’, blog di notizie e curiosità

Logo del blog 'borghi e dintorni'

La passione per il racconto e per la condivisione delle mie passioni, circa tre anni fa, mi portato a creare un blog dove poter scrivere di cibo, di viaggi e di stile. Dopo aver esordito con ‘Stylish’, nome che ho scelto inizialmente per il blog, oggi voglio proseguire questo percorso con qualche consapevolezza e maturità in più.

La prima è quella di essere per tutti gli amici ‘Bob’, abbreviativo di Roberto che è il mio nome, la seconda è quella di aver arricchito i miei interessi con la storia dei borghi e delle mete del turismo emergente, cogliendone gli aspetti più interessanti da proporre ai lettori. In tutto questo c’è un’amore incondizionato per la scrittura, forma di comunicazione intima e in grado di stabilire a priori un rapporto di confidenza con il pubblico.

Scrivere per me è un allenamento costante, utile a migliorare ogni giorno la mia capacità di esprimermi e di imparare ad essere quanto più semplice e coinvolgente possibile, nel modo di raccontare un fatto o un’impressione. In questa sede, voglio praticare questo esercizio cercando di mettermi in connessione con chi avrà il piacere di leggermi, comunicando le mie impressioni su esperienze fatte ed eventuali consigli su argomenti per i quali mi sento preparato.

Da questa consapevolezza dei miei interessi e di come voglio costruire questa nuova realtà del blog, nasce ‘Borghi e dintorni con Bob’: un contenitore di curiosità inedite prese dal mondo del turismo, del cibo, delle tradizioni e del lifestyle. In fondo sono questi gli argomenti di cui più mi piace parlare.

Tra sacro e profano i tesori artistici di Grottaglie, borgo del tarantino

Il fine settimana del 25 aprile – occasione che commemora un importante avvenimento storico per l’Italia, come Liberazione del Paese dal Nazifascismo – non è lontano, e la nostra mente è già proiettata verso le mete italiane più interessanti.

Borghi e dintorni non poteva non considerare a tal proposito i piccoli ma suggestivi centri italiani, realtà che custodiscono tesori culturali come le tradizioni, le leggende popolari tramandate oralmente e i siti di grande valore artistico e culturale. Il periodo attuale, purtroppo, ancora non permette di spostarsi per fare le piacevoli gite fuori porta, dato l’isolamento stabilito dall’emergenza Covid 19 che dobbiamo continuare a rispettare per la nostra incolumità. Nonostante ciò, nulla ci impedisce di riflettere sulla bellezza di un’Italia inesplorata e autentica come quella dei borghi, che merita di essere scelta per una gita o per un piacevole weekend.

Se vi trovate in Puglia – terra da qualche anno riconosciuta dalle più autorevoli riviste di turismo come rinomata meta di cultura e di vacanza – non dimenticate, se avete la possibilità, di esplorare il territorio della provincia di Taranto, una distesa pianeggiante di campagna costellata da vigneti coltivati e borghi di sorprendente bellezza. Grottaglie merita una giornata tutta dedicata a lei: si tratta di una località famosa per la raffinata produzione di ceramica e per il centro storico ricco di vicoli suggestivi e pregevoli chiese da scoprire.

Un borgo che racchiude, nel suo nome, una storia affascinante

Stando alle notizie delle più autorevoli fonti storiche, pare che Grottaglie abbia origine da un agglomerato di grotte, abitate da persone dedite all’agricoltura. Coscienti di avere in comune la stessa dedizione per il territorio e di vivere dei frutti della terra, le famiglie del posto si unirono in una comunità sempre più compatta e unitaria, fino a formare un centro abitato con un’identità culturale ben precisa.

Uno scorcio del Quartiere delle Ceramiche, fulcro della vita artistica a Grottaglie

Le stesse grotte da cui ebbe origine la città di Grottaglie, si possono riscontrare nella conformazione rocciosa del quartiere delle ceramiche – dove hanno sede le più storiche botteghe artigiane della ceramica – segno che ancora oggi si possono apprezzare scorci rimasti intatti nel loro primitivo assetto urbanistico, capace di resistere alle trasformazioni della modernità. Un’ambientazione così suggestiva regala al visitatore la sensazione di ripercorrere i passi delle antiche civiltà che hanno abitato questa affascinante porzione del territorio pugliese.

Centro storico a prova di camminatori ed estimatori d’arte

Grottaglie è una località estesa e ben fornita di servizi – sanitari, turistici e culturali – che racchiude un centro storico degno di scoperta. Nei suoi vicoli lo sguardo si perde nella bellezza delle stradine fiancheggiate da antiche abitazioni e nei percorsi che rendono alquanto movimentata la camminata, per l’alternarsi di salite e discese. Un contesto del genere permette di apprezzare un antico concetto di centro urbano.

La basilica più antica di Grottaglie – l’imponente Chiesa Madre – domina nel cuore del centro storico

La piazza Regina Margherita, occupante la parte più bassa della città, rappresenta la scena sociale di Grottaglie, movimentata dal passeggio dei turisti e dei giovani che ne fanno una cornice della movida notturna. Durante il giorno è possibile esplorare questa zona con un occhio più attento alle attrazioni artistiche, come la Chiesa Madre. La sua facciata domina la piazza con la sua bellezza tardo romanica, caratterizzata da un rosone posto al centro di un immaginario triangolo, delimitato da tre bassorilievi raffiguranti Cristo in Trono, la Vergine e l’Arcangelo Gabriele. Si invita ad osservare l’edificio sacro con occhio analitico, per scorgere raffinati dettagli, come la cornice scolpita con motivi vegetali che delimita il contorno del finestrone centrale. Simili elementi decorativi si possono apprezzare nel protiro – il tempietto che racchiude il portone principale della chiesa – sostenuto da due colonne poggianti su due buoi.

Vale la pena addentrarsi nell’edificio sacro per ammirare opere di grande profilo scultoreo – come l’alto rilievo dell’Annunciazione – e pittorico come il dipinto della Madonna del Rosario, capolavoro del pittore salernitano De Matteis, custodito nella cappella dedicata a San Ciro, santo patrono di Grottaglie.

Il presepe di pietra è un capolavoro conservato nella Chiesa del Carmine

Un altro baluardo dell’arte sacra a Grottaglie è rappresentato dalla Chiesa del Carmine: anch’essa è situata nel nucleo storico del comune tarantino e prende il nome dalla tela della Madonna del Rosario che – all’interno della chiesa – attira subito l’attenzione dei fedeli. La sua facciata esterna presenta un impianto architettonico rinascimentale – in linea con il periodo di costruzione – ed è impreziosita da due statue poste ai lati del portone. Il suo spazio è suddiviso in tre navate e – come molte basiliche – offre al fedele la possibilità di ammirare sontuose cappelle. Fra queste, degna di nota è la Cappella di San Michele Arcangelo che custodisce il presepe di Stefano da Putignano, scultore pugliese vissuto nel XVI e grande interprete della natività. Quest’opera dimostra come la roccia calcarea abbia permesso allo scultore di ricavare una scena di grande impatto spirituale – come la nascita del Messia – e l’inestimabile valore artigianale che rappresenta.

Un punto di riferimento per i turisti e fulcro della vita culturale

Non si può lasciare Grottaglie senza aver fatto tappa al Castello Episcopio, fulcro della vita artistica cittadina. Come molte fortezze e castelli, anche questo imponente presidio culturale è avvolto da una bellezza misteriosa, data la sua antichità che affonda le origini nella notte dei tempi. Il Castello Episcopio – la cui edificazione si attesta alla fine del XIV secolo – coniuga l’inconfondibile stile architettonico romanico, scandito su sagome geometriche e massicce, a uno stile più raffinato e ornamentale tipico del Settecento, riscontrabile sulla facciata e all’interno della struttura. Al piano terra, il Castello accoglie i visitatori con uno sportello informativo, dove è possibile raccogliere ulteriori informazioni sul presidio storico e sugli eventi ed iniziative a carattere culturale. Gli ambienti interni del castello vengono periodicamente aperti al pubblico in occasione della mostra della ceramica – che si tiene ad agosto – e della mostra dei presepi, che accoglie le più interessanti creazioni artigiane durante il periodo di Natale, fra dicembre e gennaio.

Il Castello Episcopio visto da Via Crispi, arteria del Quartiere delle Ceramiche

Nell’area sud orientale del castello, si apre ai visitatori il suggestivo Museo della Ceramica, un’ambientazione dove regnano il silenzio e le opere d’arte frutto di eccellente maestría artigianale. Il museo è suddiviso in aree tematiche: si va dai reperti archeologici – testimonianze delle antiche civiltà che hanno popolato il territorio di Taranto e di Grottaglie – ai manufatti in pregiata maiolica fino ai presepi, sezione in cui la natività viene interpretata nelle più disparate maniere, dalla più tradizionale alla più concettuale e moderna.

Artigianato grottagliese, repertorio di forme, colori e significati

Uscendo dal Castello Episcopio si attraversa un arco che permette di accedere al quartiere delle ceramiche: siamo nel cuore della vita artigianale di Grottaglie, scandita da numerose botteghe di artigiani che fieramente portano avanti la nobile lavorazione della ceramica. Un prodotto che si ottiene dall’argilla più pregiata e che si presta ad essere modellata dall’artigiano, un artista che riesce a dare espressione alla creatività con manufatti che uniscono scenografia autentica, tradizione secolare e funzionalità. Tra i prodotti in ceramica più rappresentativi della produzione artigianale grottagliese, non si possono non citare i ‘capasoni’: il loro nome deriva dalla loro caratteristica di essere capaci, ovvero capienti, in grado di contenere il vino come era di uso fare in molte famiglie grottagliesi. Si tratta di anfore dal caratteristico color miele, oggi apprezzate dagli amanti dell’arte povera o da chi sceglie di arricchire la propria casa con un oggetto dal fascino autentico. I capasoni appartengono alla produzione di ceramica rustica, un tempo destinata a una committenza contadina.

Il capasone – antico contenitore del vino – rappresenta la produzione rustica in ceramica

Un’altra categoria di manufatti – prodotti sempre rigorosamente in ceramica – viene definita ‘Bianchi di Grottaglie’ ed è l’espressione più raffinata della produzione grottagliese. Questi oggetti sono caratterizzati da uno stile elegante, dall’esaltazione dei volumi e del design e da un caratteristica superficie bianca smaltata. A partire dal Seicento, quando nacque questa realtà manifatturiera parallela a quella di produzione rustica, i Bianchi di Grottaglie sono sempre stati destinati a un’utenza più benestante, estimatrice di prodotti eleganti e raffinati.

A questa tipologia di manufatti appartengono i ‘pumi’: la loro forma – come suggerisce il nome – ricorda quella di un frutto avvolto dalle foglie. Vengono tradizionalmente usati per decorare i balconi del centro storico e – secondo una leggenda del luogo – avrebbero la particolare capacità di scacciare il male e la sfortuna dalla famiglia che lo possiede. Segno che la superstizione popolare è in grado di raccontare la magia e la bellezza artistica dei prodotti locali.

Il Pumo è un manufatto tipico, espressione di raffinata scuola artigianale

Dunque anche il fine settimana del 25 aprile – molto probabilmente – saremo costretti a rimanere a casa, comportamento che bisogna rispettare se si vuole uscire quanto prima dal tunnel della quarantena e da una quotidianità di isolamento. Nel frattempo spero di avervi incuriositi con il racconto di Grottaglie e dei suoi maggiori punti di interesse, augurandomi che presto possiate anche voi visitare questo piccolo autentico gioiello pugliese.

La Zeppola di San Giuseppe, espressione di tradizione e di sapiente tecnica pasticcera

Piace anche a voi scoprire le origini delle pietanze più irresistibili? Se la risposta è affermativa, allora non vi dispiacerà conoscere interessanti storie legate al mondo del cibo. Come tutti sappiamo, i quaranta giorni che precedono la festività della Pasqua corrispondono al periodo di Quaresima, per il quale il precetto religioso stabilisce una limitazione del consumo di carne.

Una tradizione che – seppur ormai seguita da pochi assidui fedeli – ci offre spunti per riflettere sulle usanze alimentari del passato, legate a questo preciso periodo. La frittata di scammaro è una specialità molto antica che veniva preparata per ingannare la regola del digiuno. Questa frittella di spaghetti non conteneva tracce di carne, ma solo carboidrati complessi come la pasta e grassi vegetali come l’olio extravergine d’oliva, per questo poteva essere ammessa dal rigore quaresimale.

Sua maestà la zeppola di San Giuseppe in tutta la sua bellezza scenografica e la sua ricca farcitura

Sul fronte del dolce la zeppola di San Giuseppe rappresenta un prodotto dalla consistenza croccante e leggera, che acquisisce la sua identità con l’aggiunta di creme e altri golosi ingredienti. Con il nome di zeppola si definiscono diverse pietanze della tradizione italiana, aventi in comune la caratteristica di essere voluminose, ma la zeppola napoletana si distingue per la forma detta a ruota di bicicletta, il ricciolo di crema pasticcera (o chantilly) e l’aggiunta di un’amarena. Vediamo di conoscerne la storia, le caratteristiche e la ricetta.

Le origini della zeppola, affascinanti e avvolte dal mistero

La festa di San Giuseppe, coincidente con la festa del papà del 19 marzo, è passata ormai da un po’ di giorni, ma sono sicuro che apprezzerete di conoscere le affascinanti ipotesi sulle origini della zeppola. Un dolce che continuerà a imbandire le nostre tavole per tutto il periodo di Pasqua.

Parliamo dunque di una vera regina della pasticceria napoletana, sua maestà la zeppola. Esiste in gastronomia almeno dal XIX secolo, quando Ippolito Cavalcanti – aristocratico napoletano e grande appassionato di cucina – definì gli ingredienti e i passaggi che vanno a comporre la ricetta di questa leccornia. Stando al ricettario del nobile esperto di gastronomia, la zeppola si compone di strutto, uova, farina, burro e un liquore per rendere aromatico il gusto del prodotto. La versione odierna della zeppola – quella che possiamo apprezzare nelle migliori pasticcerie – prevede una ricetta che si discosta leggermente da quella del Cavalcanti, ma questo lo vedremo meglio in seguito.

Zeppole fritte in bella mostra su un vassoio, pronte per essere servite

Un prodotto dolciario da forno dall’aspetto immacolato come la zeppola – per via del suo aspetto solare e luminoso – non poteva non avere profondi legami con la spiritualità. Alcuni sostengono che le inventrici della zeppola siano le monache del Monastero di San Gregorio Armeno o le suore di altre comunità religiose della città di Napoli. Altre tesi invece troverebbero proprio in San Giuseppe l’origine di questa specialità di pasticceria, il quale pare che vendesse frittelle nelle località della Terra Santa; un lavoro che gli assicurava una seconda entrata di guadagno oltre a quella del lavoro di falegname.

Tra i segreti per una buona zeppola, la sua farcitura. Una crema dall’aroma inebriante

Che sia fritta o al forno, la zeppola è un auténtico piacere per il palato: regala un momento di dolcezza con la sua profumata crema alla vaniglia e una consistenza morbida. L’esperienza di assaggio si avvale dell’ immancabile amarena sciroppata, nota di colore e di gusto gradevolmente aspro. Per riprodurre a casa questa delizia è opportuno seguire i precisi consigli degli chef: il livello di difficoltà, per questa ricetta, si attesta sul medio alto, ma non bisogna lasciarsi scoraggiare. Basta seguire attentamente i passaggi e sarà possibile ottenere ottimi risultati.

Pochi e semplici ingredienti per un capolavoro di pasta choux, la base per zeppola

Per procedere al meglio in questo percorso di preparazione, mi sono affidato ai consigli di Fernando Rizzello, giovane cuoco e promettente aspirante chef. La sua cucina è densa di tradizioni culinarie che attingono direttamente dal Salento, sua terra di origine da cui prende ispirazione per le ricette e per la scelta delle genuine materie prime. In un repertorio così autentico non potevano mancare le leggendarie zeppole, che stiamo per imparare a realizzare.

Gli ingredienti per pasta choux, a contatto con il calore e con l’azione del mestolo, si uniscono in una materia compatta

Stando ai consigli di cuoco Rizzello, la prima mossa da fare è preparare la crema pasticcera. <<Per prima cosa bollire in un pentolino 800 ml di latte insieme a 200 gr di panna e a un baccello di vaniglia privato dei suoi semi – esordisce Rizzello nella spiegazione del primo passaggio – nel frattempo preparare una ciotola con 150 gr di tuorli d’uovo, 280 gr di zucchero, 50 gr di amido di riso, 50 gr di mais e i semi prevelati dal baccello di vaniglia messo a bollire nel latte. Procedere con il mescolare il tutto>>.

<<A questo punto – prosegue Fernando Rizzello – il latte che avevamo messo a bollire sarà pronto per essere unito con il composto di tuorli, zucchero, amidi e semi di vaniglia. Procedere con il versare inizialmente un po’ di latte per permettere al composto di amalgamarsi, e successivamente versare tutto il latte rimanente>>.

I tuorli conferiscono elasticità all’impasto, per una pasta choux fatta a regola d’arte

<<Adesso che abbiamo a disposizione il primo stadio della nostra crema pasticcera, possiamo versare il tutto nella pentola e cuocere per circa 12 minuti, avendo cura di mescolare con un mestolo per addensare il composto finché non assuma l’aspetto di una crema. Mettere da parte metà della quantità di crema pasticcera in una teglia bassa, coperta da una pellicola, e lasciare raffreddare. Dopodiché conservare il frigorifero per una notte intera. All’indomani la crema dovrà essere sistemata in un sac à poché usa È getta con beccuccio a stella>>.

L’impasto della zeppola? Attinge da una ricetta della pasticceria francese

È arrivato il momento di cimentarsi con la fase clou della preparazione della zeppola: si tratta di realizzare la pasta choux. Questa ricetta di derivazione francese – anche se fu un cuoco italiano al seguito di Caterina de Medici a prepararla per la prima volta e a farla conoscere in Francia – costituisce la base di molti dolci raffinati della pasticceria d’oltralpe come i bignè, l’éclair e la torta profitterol. A queste prelibatezze si aggiunge la nazionale e italianissima zeppola di San Giuseppe: il pregio di questo dolce è proprio nel suo impasto, capace di gonfiarsi a contatto con il calore e di restituire al palato un’inconfondibile gusto delicato.

Cerchi di pasta choux vengono creati sulla superficie di un foglio di carta forno

La ricetta che stiamo per analizzare in tutti i suoi passaggi, è studiata per un quantitativo di 35 zeppole. <<Iniziare con il bollire 500 gr di acqua di una pentola, aggiungere 50 grammi di burro a pezzetti, un pizzico di sale e portare a bollore – suggerisce il cuoco – procedere con il versare 500 gr di farina>>. <<Lavorare il composto finché non si consolidi e poi passarlo in una planetaria dotata di frusta per raffreddare la temperatura. La stessa operazione di raffreddamento può avvenire in una bowl e lavorando con un mestolo di legno>>.

Le zeppole lasciate asciugare su una carta assorbente, prima di essere farcite

<<Quando il composto si sarà raffreddato e avrà raggiunto un aspetto compatto, aggiungere dieci tuorli d’uovo. L’operazione prevede che i rossi si aggiungano uno alla volta, e fra uno e l’altro avere cura di mescolare. Non appena l’impasto risulterà compatto e al tempo stesso elastico e malleabile, a quel punto potrà considerarsi pronto. Sistemarlo dentro a un sac à poche con la punta a stella e iniziare a creare dei cerchi su una carta da forno quadrata. Nel frattempo preparare due pentole abbondanti d’olio: portare una alla temperatura di 140° e l’altra a 175°. Nella prima verranno fatte gonfiare le zeppole, dopo averle accuratamente immerse una alla volta. Non appena acquistano volume devono essere passate nella seconda pentola di olio bollente, perché possano completare la cottura ed acquisire il caratteristico colorito dorato>> <<A cottura ultimata, prelevarle con una schiumarola e adagiarle su una carta assorbente. A quel punto potranno essere farcite con la crema pasticcera, con le amarene sciroppate e un’abbondante spolverata di zucchero a velo>>.

Le zeppole in una versione con doppia farcitura di crema e l’immancabile aggiunta di amarena

Le zeppole di San Giuseppe, per l’antica tradizione pasticcera che rappresentano, si fregiano del marchio PAT (Prodotto artigianale tradizionale) e costituiscono un prodotto energetico ideale per la colazione. Spero che troverete in questa preparazione un passatempo interessante e un’ottima ricetta per deliziare la famiglia con fragranti e golosi prodotti. Non mi rimane che chiedervi di inviarmi le foto delle vostre zeppole, per discutere di questa piacevole esperienza gastronomica e condividere insieme la passione per la buona pasticceria.

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